31.1 I "capricci" della neve in pianura e i modelli meteo

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Il mio iltempo24.it
  • 31.1 I "capricci" della neve in pianura e i modelli meteo
    31.01.2011 10:00

    Nel confronto tra previsione e cronaca meteo spesso capitano eventi o situazioni inattesi che lasciano intravedere quanto sia dura la vita del previsore in queste circostanze.

    Se poi si considera che l'Italia è un territorio orograficamente, incastonato tra numerosi mari caldi e ad una latitudine al confine tra le scorribande delle correnti polari e la stabilità degli anticicloni azzorriani e nordafricani, si deduce quanto sia importante una previsione precisa ed accurata.

    Prendiamo ad esempio la giornata di ieri, domenica 30, dove la neve è caduta copiosamente sull'Appennino settentrionale fino a quote molto basse e su quello centrale oltre i 600-800m come previsto ma ha finito col causare dei disagi anche in molti settori pianeggianti dell'Emilia come non del tutto previsto.

    Bisogna dire che in queste situazioni dove la depressione di turno che causa il maltempo è "ballerina", ossia dove il suo esatto collocamento varia ad ogni run dei modelli, proprio questi ultimi strumenti così preziosi per il compito del meteorologo si ritorcono contro di esso quasi ad evocare fantozziani remake di film in cui le macchine si ribellano all'uomo.

    Ed infatti, le nevicate al Nord-Ovest erano attese sino in pianura ed anche con una certa consistenza, così come la neve a Genova era data per certa da molte fonti, ed invece, ad eccezione dei settori paineggianti del torinese, del basso Piemonte e del Pavese, i fiocchi sono caduti solo ad intermittenza e per lo più bagnati, o non sono caduti affatto.
    Per contro in Emilia, dove era prevista qualche timida apparizione della neve in pianura, si sono registrate autentiche tormente di nev come ad esempio a Bologna.

    Le condizioni termiche alle quote medie e alte dell'atmosfera non erano molto buone per favorire tali nevicate, eppure la tenuta del cuscinetto di aria fredda preesistente e l'omotermia della colonna d'aria hanno fatto la differenza.

    Il fronte occluso (la zona della perturbazione dove aria fredda e calda si sovrappongono) ha tratto i maggiori contributi di aria umida dal Mar Adriatico e laddove la colonna d'aria è risultata uniformemente satura fino alle quote medie, anche un'isoterma di soli 0°C a 1500m è stata sufficiente per garantire la caduta della neve sino al piano (in Emilia).

    Laddove invece la massa d'aria conteneva una minor concentrazione di umidità, ossia su Piemonte, Lombardia e Liguria le leggi fisiche delle termiche hanno avuto la meglio e la neve è potuta effettivamente cadere solo dove si sono realizzate le condizioni migliori in quota (temperatura inferiore allo 0°C) e in pianura (tenuta del cuscinetto freddo).

    Scherzi della natura? No, solamente un piccolo insegnamento su quanto sia complesso lo studio della meteorologia e di come la conoscenza dei microclimi da parte del previsore possa essere a volte più affidabile dei modelli stessi.

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    Autore: Simone Maio
WeatherPro
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MeteoEarth