07.01 L'Anticiclone russo-siberiano

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  • 07.01 L'Anticiclone russo-siberiano
    30.12.2010 14:57

    Le vaste pianure della Russia europea, la steppa siberiana, l'altopiano mongolo, queste ampie regioni del globo durante la stagione fredda subiscono un intenso e prolungato raffreddamento per diverse ragioni: la latitudine così settentrionale, la scarsa insolazione dovuta ad un sole molto basso sull'orizzonte e la lontananza da un mare caldo.

    A partire dal mese di novembre, masse d'aria sempre più fredda iniziano ad accumularsi su queste aree che, dato il loro posizionamento geografico sono poco disturbate dai flussi di corrente oceanica e quindi poco soggette ad un rimescolamento tra i diversi strati atmosferici.

    Com'è noto, per ragioni fisiche l'aria fredda "pesa" di più di quella calda e tende quindi a ristagnare negli strati atmosferici prossimi al suolo, finendo con l'aumentare il peso o la pressione della colonna d'aria.

    In questo modo in inverno finisce col nascere una potente figura di alta pressione di natura termica nota con il nome di anticiclone russo-siberiano, in grado di influenzare le condizioni meteorologiche di buona parte del continente euro-asiatico.

    Di per sè, l'anticiclone russo è costituito da masse d'aria fredda e secca piuttosto stabili ma presenta 2 caratteristiche che possono rendere il tempo interessato da questa figura piuttosto instabile: è un anticiclone che si sviluppa poco in altezza (di solito non supera i 2-3000m) e può quindi essere sormontato da masse d'aria più calde e umide con conseguenti precipitazioni per condensazione; trattandosi di aria molto fredda, all'eventuale contatto con un mare caldo, si innescano turbolenze e fenomeni anche abbondanti per contrasto termico.

    Proprio quest'ultimo punto è la causa delle nevicate persistenti che possono interessare le regioni orientali ogni volta che l'anticiclone russo si distende fin sulla nostra Penisola. Le masse d'aria fredda, anche sino a -20°C a quota 1500m, affluendo sull'Italia dalla Porta della Bora generano accesi contrasti con il Mar Adriatico, si ammassano contro l'Appennino e per effetto stau provocano nevicate dalla Romagna sino alla Puglia.

    Per contro sulle regioni tirreniche si innescano condizioni favoniche con cieli tersi e temperature rigide durante la notte.

    Tra alcuni record di cui si ha traccia di questo gigante freddo ricordiamo quello della pressione più elevata di 1085 hPa verificatosi in Mongolia il 18 Dicembre 2001; mentre il primato del freddo è conteso fra le località  jacute di Verchojansk e Ojmjakon, dove il termometro sprofondò fino a temperature ben inferiori ai 60°C sotto lo zero.

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    Autore: Simone Maio
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